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| RASSEGNA STAMPA |
| VARIETA' STILISTICA E SOLIDITA' DI TEMI |
Il cantautore Ruben presenterà con un recital acustico - questa sera (alle 21) nel giardino della Biblioteca Fioroni a Legnago - brani del suo ultimo album Da qui non si vedono le stelle in dialogo con lo scrittore Riccardo Frattini che presenterà il suo romanzo Spy Stories.
Ruben (che con il suo vero cognome Pierfrancesco Coppolella aveva firmato, un po' di anni fa, le liriche scritte per l'unico album in italiano del bluesman Rudy Rotta, So di blues) è cantautore, diremmo, nella più canonica concezione del termine, comprensiva della classicità che da Fabrizio De André porta a Leonard Cohen e Massimo Bubola, con qualche occhio puntato anche dalle parti di Ligabue e Vasco Rossi.
Da qui non si vedono le stelle, prodotto dallo stesso Ruben e uscito per La Matricula, è il terzo suo album dopo Biondo accelerato del 1999 e La musa elettrica del 2004. Senza venir meno alla sua poetica del quotidiano che caratterizzava anche le prove precedenti, la nuova raccolta mostra un'ulteriore crescita espressiva nella unitarietà contenutistica delle canzoni (espressive di un habitat materiale, mentale e comportamentale da cui non si possono vedere le stelle) e, all'opposto, da una maggiore eterogeneità stilistica rispetto al passato. Merito anche, crediamo, del positivo confronto collaborativo che negli ultimi anni Ruben ha intensificato, per vari progetti collettivi, con i giovani colleghi tra i quali Veronica Marchi, John Mario, Fabio Fiocco.
I primi due sono presenti con le loro voci in alcuni brani di Da qui non si vedono le stelle, e proprio il pezzo conclusivo del lavoro, un duetto con la Marchi intitolato In luce, ne risulta il più suggestivo e sorprendente tassello, con inediti echi da ballata ipnotica tra morbida psichedelia westcoastiana e addirittura certi Velvet Underground.
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( Beppe Montresor - L'Arena, 19 agosto 2008 )
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| DA QUI NON SI VEDONO LE STELLE - La Matricula/Venus |
Dopo un paio di lavori che esponevano il lato intimo e da formale cantautore, ecco finalmente il volto meno malinconico dell’artista veneto. Nonostante il titolo chiami in causa tratteggi poetici, che comunque non mancano, l’approccio stilistico appare sin dalla solida apertura con “Mario” - con quel drumming incavolato e “Storie di fango”, basso e chitarra che duettano - più suonato e meno pensato. Ruben ha smesso i panni del giullare del cuore, per scoprire l’aspetto più rock del suo essere musicista, un passaggio elettrificato, che non altera gli equilibri della sua personalità artistica, ma infonde nuovi colori e ci permette di denudarne nuove prospettive. E affascina sentire la voce che graffia in “Gringo” (autoelogio o autoironia?), con un’irruenza che non ti aspetti, ma che coinvolge. Un rock tricolore, padano verrebbe da dire, visti i tempi, che incalza e brucia storie di provincia o visioni più “alte”, se pensiamo a “Sotto lo stesso cielo (Lettera da Kabul)”, cantata in duetto con la brava Veronica Marchi. Una successione di rime, che ne limita l’espressione lirica, non permette a “Cosa ha in testa la gente” di affondare la lama fino in fondo, cosa che avviene in “La collina degli stivali”, filastrocca che rievoca il primo Angelo Branduardi. E quanti di voi riconoscono il vicino di casa in giacca e cravatta e 24 ore al seguito, protagonista di “Noto Brambilla”? Un bell’organo Hammond e ancora la voce della Marchi splendono nella delicata chiusura di “In luce”, ricamata con dolce pianoforte: una bella ballata, forse il pezzo migliore sin qui scritto da Ruben, cantore di una provincia dove tutto cambia, ma tutto resta uguale (www.rubenrock.com).
Gianni Della Cioppa
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( Gianni Della Cioppa - Il Mucchio Selvaggio FDM luglio/agosto 2008 )
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| RUBEN METTE IN VERSI STORIE DI VITA VISSUTA |
Si ascoltano in una versione assolutamente inedita le canzoni «maledette» del veronese Ruben, stasera all’Hostaria Agl’Angeli di Castelrotto di Valpolicella. Il cantautore, cantante e chitarrista presenterà in un set acustico per voce, chitarra e contrabbasso, una rivisitazione del suo nuovo album «Da qui non si vedono le stelle». Nei testi dei vari pezzi viene riproposta una serie di ritratti e di spaccati di vita vissuta che Ruben ha ripreso dalla sua esperienza di avvocato penalista.
Il quarantunenne Ruben, alias Pier Francesco Coppolella, ha esordito alla fine degli anni ’80 con il gruppo punk dei Tossica Matilda. La sua «occasione» l’ha avuta collaborando con Rudy Rotta per cui ha scritto i testi dell’unico album cantato in italiano del bluesman veronese: «So di blues». Due i dischi a suo nome precedenti a quest’ultimo lavoro: «Biondo accelerato» pubblicato nel 2001 e «La musa elettrica» del 2004. Due anni fa ha preso parte al disco «Nudo in ombra» una collezione di versioni italiane delle canzoni del cantautore canadese Leonard Cohen. Ruben ha suonato «L’uomo dell’ultimo anno» («Last Year’s Man»).
Stasera oltre a tutti i pezzi del suo ultimo disco, proporrà alcune sue vecchie cose e alcuni brani di Cohen. Carmelo Leotta è il contrabbassista che lo accompagnerà. Originario di Brescia, e noto anche con il nome di Leon Price, ha alle spalle un’importante carriera di jazzista: ha suonato con molti grandi italiani ma anche con Benny Golson, Jimmy Cobb e Bobby Durham. LUI.SA
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( Luigi Sabelli - L'Arena, 21 marzo 2008 )
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| ASSAGGIO DI RUBEN |
Questa sera alle 21, alla Libreria Gheduzzi, il cantautore Ruben darà alcune anticipazioni, con un set acustico, del suo nuovo album "Da qui non si vedono le stelle", in uscita per l’etichetta La Matricula. In questo lavoro Ruben, di professione avvocato penalista, prende spunto da quelle "storie di fango" in cui si imbatte sui banchi giudiziari. Un po’ come fece Edgar Lee Masters, anche lui avvocato, per elaborare il capolavoro poetico "Antologia di Spoon River". Ruben, al secolo Pierfrancesco Coppolella, dopo una gavetta punk con i Tossica Matilda, si è fatto conoscere in virtù della sua collaborazione con Rudy Rotta, come autore dei testi nell’unico album cantato in italiano dal bluesman veronese, "So di Blues". Nel 2000 aveva esordito con un disco tutto suo, intitolato "Biondo accelerato". B.M.
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( Beppe Montresor - L'Arena, 28 febbraio 2008 )
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| CONCERTO - READING. INTERESSANTE SERATA AL FILIPPINI |
Concerto - Reading. Interessante serata al Filippini
Ricordo della Shoah forte ed evocativo
(estratto)
A sfogliare le 19 pagine che raccolgono i testi di Misciumeret - parole e musica per ricordare la Shoah, il concerto-reading ideato dal cantautore Ruben e messo in scena al teatro Filippini, si poteva pensare che il significato della parola ebraica del titolo (la "veglia") avrebbe finito per dare il senso, anche temporale, a tutto lo spettacolo: una veglia lunga e, lasciatecelo dire, un po' "pesante", visto l'argomento. La scelta dei brani (da opere di Anna Frank, Primo Levi e Hannah Arendt) lasciava presagire la noia per qualcosa di già letto e sentito (chi si è mai interessato all'Olocausto, gli autori in questione li ha già frequentati). La sorpresa, al termine, è stata dunque doppia: il concerto-reading è durato due veloci ore e, al di là delle possibili critiche (è stata una predica ai convertiti?), ha una struttura definita, potente ed evocativa, che ha proiettato una lama di luce nuova su parole già udite.
Le interpretazioni più convincenti sono venute da Raffaella Benetti (La ballata di Maria Sanders di Brecht e Gottingen di Barbara), da Veronica Marchi (Sunday Morning dei Velvet Underground e Perfect Day di Lou Reed), da Ruben stesso (due brani di Cohen: l'inedito Puppets e la tradizionale The Partisan) e da Enrico Nascimbeni con Auschwitz di Guccini. La Benetti, oltre a mostrare un fraseggio perfetto, ha le movenze giuste per Brecht e, ovviamente (è una delle sua cantanti preferite e più rivisitate), per la francese Barbara. Sorprendente la Marchi al pianoforte per una versione di disarmante bellezza di due classici firmati Lou Reed: chi la pensava un'esile cantautrice chitarra & voce si è trovato davanti un'artista in grado di ribaltare il senso di Sunday Morning (la domenica mattina in "down" dopo una serata tossica) e di dare un tocco di felicità trattenuta a Perfect Day, mentre nell'aria risuonavano ancora le parole dal Diario di Anna Frank.
Si replica domenica 27, Giorno della Memoria, all'auditorium di Villafranca.
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( Giulio Brusati - L'Arena, 21 gennaio 2008 )
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| LE VOCI DI 'CASA NOSTRA' OMAGGIANO LEONARD COHEN |
Live. Alle 21 a Povegliano sarà presentato l’album «Nudo in ombra».
E' stato presentato in agosto a Berlino, alla convention mondiale dei fan del grande poeta/cantautore canadese, dove ha riscosso grandi apprezzamenti, e stasera approda sul nostro territorio, con un primo concerto live.
«Nudo in ombra - Omaggio a Leonard Cohen», la raccolta di inedite versioni italiane di quindici brani dell'autore di «Suzanne» voluta e coordinata da Flavio Poltronieri (che con Marco Ongaro ha anche curato le traduzioni dei brani), verrà presentata stasera, alle 21, al Teatro San Martino di Povegliano.
Interverranno alcuni dei protagonisti del lavoro, e cioè Ruben, che nel disco ha eseguito «L'uomo dell'ultimo anno» («Last Year's Man»), gli Alumediluna («Maestri», l'originale è «The Teachers»), Raffaella Benetti con la violinista Maria Odorizzi («Aspettando il miracolo», da «Waltzing for the Miracle») e Laura Facci («Alleluia»). Inoltre ci saranno altri due cantautori veronesi che già stanno lavorando, sempre sotto la direzione artistica di Poltronieri, ad una nuova operazione su Cohen, questa volta centrata sul versante «sacro» della sua produzione; si tratta di Veronica Marchi (nella foto) e di John Mario. Un altro ospite di stasera è il napoletano Antonio Savi, che ha proposto brani di Cohen al grande raduno di Berlino (ove tra l'altro è intervenuta la figlia di Leonard, Lorca). L'attrice Paola Compostella reciterà invece poesie ed altri estratti dalla produzione più prettamente letteraria del cantautore, sempre nella traduzione italiana di Poltronieri. In sostanza, uno spettacolo che non è una semplice riproposizione della raccolta già uscita, ma piuttosto un work in progress su Cohen, comprensivo anche di brani che non sono stati inseriti nel disco, naturalmente per questioni di spazio.
Ricordiamo gli altri partecipanti all'incisione, che probabilmente saranno protagonisti di prossime presentazioni live di questo "Nudo in ombra": Deborah Kooperman, Diego Carli, Grazia De Marchi, Gilberto Lamacchi, Stefano Orlandi, Martino Consoli, gli Artikè, Nicola Saccomani, Marco Ongaro, Massimiliano D'Ambrosio e Andromaca.
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( Beppe Montresor - L'Arena, 28 ottobre 2006 )
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| NUDO IN OMBRA - OMAGGIO A LEONARD COHEN |
Bis per Flavio Poltronieri del Centro culturale "Piero Ciampi" di Verona: a qualche anno da "Co(m)me trad(u)ire L. Cohen" in collaborazione con Stefano Orlandi, giunge "Nudo in ombra". quindici contributi assai personali, tutti veronesi con l'eccezione del romano Massimiliano D'Ambrosio, che si cimenta con "Sister Of Mercy ("Sorella Misericordia") e degli emiliani Andromaca, che propongono abbastanza filologicamente "The Partisan" ("Il partigiano").
Il resto è pan-scaligero, compreso Orlandi che torna sui passi coheniani con "Perché non provi?" ("Why Don't You Try?"). Raffaella Benetti trasforma "Waiting For The Miracle") ("Aspettando il miracolo") in una canzone da camera; Grazia De Marchi, lasciando inalterata la melodia di "Joan Of Arc", adagia una voce da altera vestale su un tappeto di fisarmonica; gli Artikè - altra voce femminile: Elisa Zinnamosca - accentuano gli elementi di tensione in "The Future". mentre Laura Facci si confronta con "Hallelujah", che non sfigura con la cover di Jeff Buckley.
Marco Ongaro, responsabile delle traduzioni insieme a Poltronieri, rifà ottimamente, con intreccio di chitarra e voce amara, "cantiamo un'altra canzone" ("Sing Another Song, Boys"). Nicola Saccomani è in familiari territori baritonali in una visionaria "Avalanche" ("Valanga"), che vede la partecipazione di Luca Zevio (Farabrutto); bravo Ruben alle prese con "Last Year's Man ("L'uomo dell'ultimo anno"). Per acquistare il CD richiederlo all'indirizzo flavio.poltronieri@libero.it. |
( Gianluca Veltri - www.ilmucchio.it , 31 ottobre 2006 )
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| VERONA CANTA COHEN |
Ultimato il cd dedicato al poeta e cantautore canadese. Tra gli interpreti Ruben, Facci, Ongaro e Alumediluna.
Verona canta Cohen.
Tredici artisti scaligeri in «Nudo in ombra».
E' pressoché ultimato «Nudo in ombra», il cd che raccoglie 15 inedite traduzioni in italiano di canzoni scritte da Leonard Cohen, poeta, romanziere e soprattutto grande cantautore. La raccolta è stata voluta e artisticamente diretta dal veronese Flavio Poltronieri, appassionato studioso dell'opera del grande canadese. Il disco verrà ufficialmente presentato, come uno speciale omaggio italiano alla figura di Cohen, nel prossimo agosto a Berlino dove, dal 13 al 15, si terrà la biennale convention mondiale dei fans di Leonard (ci sarà anche sua figlia Lorca), questa volta sotto l'evocativo titolo di «Let's Sing Another Song, Boys» (il riferimento è al quasi omonimo pezzo contenuto in «Songs of Love and Hate» del 1971).
A parte due eccezioni, costituite dal cantautore romano Massimiliano D'Ambrosio ("Sorella misericordia", traduzione da "Sisters of Mercy") e dal gruppo Andromaca di Reggio Emilia ("Il partigiano", da "The Partisan"), "Nudo in ombra" è stato realizzato con entusiasmo da una selezione di musicisti veronesi, cui Poltronieri, responsabile delle traduzioni in italiano insieme a Marco Ongaro, ha lasciato ampia libertà espressiva e stilistica.
Il disco, insomma, è in questo senso molto eterogeneo, e mette in luce i diversi, distintivi percorsi di ogni interprete. Questa la lista degli interpreti coinvolti nell'importante operazione, con il titolo del pezzo in italiano e l'originale in inglese di Cohen: Ruben, "L'uomo dell'ultimo anno" ("Last Year's Man"); Deborah Kooperman, "Gli ospiti"("The Guests"); Alumediluna, voce di Giambattista Bodei "Maestri" ("Teachers"); Grazia De Marchi, "Giovanna D'Arco"("Joan of Arc"), nella già esistente versione di Fabrizio De André; Artiké, voce di Elisa Zinnamosca, "Il futuro"("The Future"); D Quartet, voce di Raffaella Benetti, "Aspettando il miracolo" ("Waiting for the Miracle"); Gilberto Lamacchi, "Amore amore amore" ("Lover lover lover"); Stefano Orlandi, "Perché non provi?" ("Why Don't You Try?"); Martino Consoli, "Morte di un donnaiolo" ("Death of a Ladies' Man"); Nicola Saccomani, "Valanga" ("Avalanche"); Diego Carli, "Ecco qui" ("Here It Is"); Laura Facci, "Alleluia" ("Hallelujah"); chiude l'omaggio Marco Ongaro, con "Cantiamo un'altra canzone", versione italiana di "Sing Another Song".
Non è la prima volta che Poltronieri si fa carico di un omaggio discografico all'autore di "Suzanne". Nel 2001, insieme a Stefano Orlandi (che ne era l'unico interprete), aveva fatto uscire un'altra raccolta di versioni italiane dal canzoniere coheniano, intitolata "Co(m)me Trad(u)ire…L.Cohen".
Il lavoro è stato pubblicamente citato - e naturalmente è stata una grande soddisfazione per Poltronieri - lo scorso 5 febbraio quando, a Toronto, Cohen è stato introdotto nella "Songwriter's Hall of Fame", sorta di Oscar della canzone canadese, con una cerimonia presentata da Adrienne Clarkson con la partecipazione di Rufus Wainwright, K D Lang e Willie Nelson.
«Nudo in ombra» non sarà distribuito nelle rivendite. Da settembre verrà presentato 'live', e in quelle occasioni lo si potrà ottenere, oppure rivolgendosi direttamente a flavio.poltronieri@libero.it.
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( Beppe Montresor - L'Arena, 7 luglio 2006 )
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| AA.VV. VERONA AID CONCERT (VIDEORADIO) |
Il buon Ruben si è preso la briga e di certo il gusto (citazione importante) di organizzare una maratona per raccogliere fondi a favore delle popolazioni colpite dallo Tsunami, mettendo insieme le differenti anime musicali della fredda Verona (oltre venti gruppi e solisti locali).
Da lì alla stampa del Cd il passo è stato breve, anche se non facile, nel processo di selezione delle trentatre tracce che compongono il disco e nella ricerca di un accordo con le inevitabili esigenze artistiche e commerciali dei vari interpreti.
Eterogenee le anime veronesi che hanno partecipato ad un progetto che spazia da sonorità acustiche cantautorali (Veronica Marchi, Fabio Fiocco, lo stesso Ruben), ad orecchiabili crossover (CRVNA, Regina Mab), a suoni rock melodici (Nonalogica, Nuovi Cedrini) fino ad esplosioni di metallica pesantezza (Shelter of Leech, Mothercare).
Tra fisiologici alti e bassi, emergono per intensità le derive strumentali di chitarra e batteria dei Poseidon (al secolo John Veleno e John Genedow dei Nexus), le melodie amare di Veronica Marchi con i Maryposh e le declamazioni cupe dei Modididire.
Concerto specchio di un panorama vivo, eclettico, con ottime potenzialità, ma ancora alla ricerca di orecchie abbastanza attente...
(25/1/06)
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( Emmanuele Margiotta - www.kronic.it - 25 gennaio 2006 )
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| VERONA AID CONCERT (VIDEORADIO) |
Non è consuetudine di questa rubrica dare spazio alle raccolte, ma visto lo spirito della proposta abbiamo deciso di fare un'eccezione. La scorsa primavera, grazie ad una iniziativa di Ruben, artista di cui vi abbiamo riferito in occasione della pubblicazione dei suoi due album, è stata organizzata una lunga maratona musicale di beneficenza, per raccogliere fondi, in collaborazione con l'Unicef locale, a favore delle vittime dello Tsunami. Iniziativa lodevole, ma accolta con il solito disinteresse da Verona, città prolifica in fatto di proposte rock (e dintorni), ma soffocata da un provincialismo che da sempre ne limita l'enorme potenziale culturale. Nonostante una scarsa affluenza di pubblico, la manifestazione è riuscita perfettamente e le 33 canzoni, mostrano tanti volti della Verona musicale.
Da una sempre più convicente e popolare Veronica Marchi, ai noti Farabrutto, gli outsider Lulù Elettrica, Mr. Wilson, Nonalogica e Regina Mab, i sempre attivi Nuovi Cedrini, passando per Ruben, John Mario e Fabio Fiocco (un musicista che meriterebbe davvero almeno una chance...), fino all'artiglieria pesante di Mothercare e Shelter Of Leech, senza dimenticare Crvna, Poseidon, Maryposh (in coppia con la Marchi), Corky e Modididire. Diversi stili, ma uguale intensità, per una qualità media di indubbio valore. Confezionato con cura, "Verona Aid Concert" è la fotografia quasi perfetta di una scena musicale in fermento, a cui manca soltanto un pubblico attento. Problema comune a tante città. |
( Gianni Della Cioppa - Il Mucchio Selvaggio (FDM), gennaio 2006 )
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| VERONA UNDERGROUND, ECCO LA TOP TEN |
Torna l'appuntamento natalizio de L'Arena con la selezione dei 10 migliori dischi underground veronesi, realizzati cioè da musicisti e interpreti della scena della nostra città e provincia. [...]
In cima al nostro "albero di Natale sonoro" (o "piramide" fate voi) abbiamo sistemato il doppio disco "Verona Aid", resoconto del concerto benefico tenutosi lo scorso marzo all'ormai scomparso Estravagario Teatro Tenda. Al di là dell'intento (raccogliere fondi a favore dell'Unicef, in aiuto alle popolazioni asiatiche colpite dallo tsunami) "Verona Aid" è una raccolta che spazia a 360° nei sotterranei della musica veronese, dai cantautori (Ruben, Marchi, Fabio Fiocco, John Mario) alle band metal (Mothercare, Shelter Of Leech), noise (Corky), garage/hard rock (Poseidon, Mr. Wilson), rock d'autore (Farabrutto, Crvna, Regina Mab, Modididire, Maryposh, Lulù Elettrica) e pop (Nonalogica, Nuovi Cedrini). Molti nomi li ritroverete più avanti, tra gli autori dei dischi migliori; questo per dire che "Verona Aid" funziona anche come panoramica della produzione 2005 con qualche eccezione, come era logico aspettarsi dalla mole di album usciti quest'anno. [...] |
( Giulio Brusati - L'Arena, 21 dicembre 2005 )
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| RUBEN - LA MUSA ELETTRICA (VIDEORADIO) |
Dopo il primo album "Biondo accelerato" del 2000, straziato da un amore che sembrava non conoscere serenità, anche per questo secondo lavoro il cantautore Ruben si muove sulle logiche di un sentimento in divenire. Ma se l'esordio suonava docile e svagatamente malinconico, in "La musa elettrica" l'approccio è decisamente più rock, con le chitarre che si ritagliano spazio a suon di riff e i refrain evaporano energia, anche quando i contenuti cantano di sconfitte. Pur nei parametri vincolanti del rock, il CD scorre che un piacere, con echi di blues e musica latina e con una produzione di ottimo livello che evidenzia una registrazione nitida ma ruvida al punto giusto. La voce piace e graffia, contornata da ottimi strumentisti capaci di dare calore a canzoni come "Vieni con me", "Estasi tormento", "Chica" (grande l'hammond che scivola liquido fra le note), "Dopo il diluvio" e "Lei Lei Lei", quasi punk nel ritornello e le cantilene rock "Ho un'idea" e "Politica sessuale". Niente di nuovo sotto il sole, ma "La musa elettrica" offre coinvolgimento e qualche brivido sincero. |
( Gianni della Cioppa - Il Mucchio Selvaggio n. 603, dicembre 2004 )
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| "LA MUSA" DI RUBEN PIACEVOLE DA ASCOLTARE |
Il secondo lavoro è superiore al debutto.
Si era fatto conoscere in virtù della sua collaborazione, come autore di testi, con Rudy Rotta, per l'unico album cantato in italiano dal bluesman veronese, "So di Blues". Poi Pierfrancesco Coppolella, in arte semplicemente Ruben, aveva esordito nel 2000 con un disco tutto suo, intitolato "Biondo accelerato". Un cantautorato dalle coordinate pop/rock, con buone intuizioni ma anche qualche ingenuità. Adesso Ruben, che ha fatto le cose in grande riunendo attorno a sé una band con professionisti di caratura nazionale, ha dato alle stampe il suo secondo lavoro, senz'altro superiore al debutto.
Il cd, come uno dei suoi più rappresentativi brani in scaletta, s'intitola "La musa elettrica", ed prodotto e distribuito da Videoradio Linea Alternativa. Siamo, stilisticamente, su un più equilibrato rock d'autore, con una manciata di pezzi capaci di entrare velocemente nell'orecchio di chi ascolta, e senza certe forzature che appesantivano un po' "Biondo accelerato".
Oltre a tutto, "La musa elettrica" è chiaramente ben suonato, e val la pena ricordare subito lo stuolo di musicisti vicino a Ruben, voce e chitarra, oltre ad essere responsabile di tutte le parole e le musiche del cd. Per primo ci mettiamo un colosso dell'organo hammond come Pippo Guarnera, uno dei maggiori talenti italiani sullo strumento, capaci davvero di fare la differenza (ne sapeva qualcosa Rudy Rotta, che l'ha avuto per anni al suo fianco); suonano poi Marco Nati (chitarra), Carmelo Leotta (basso), Vince Vallicelli (batteria e percussioni), con Giampy "Fat Man" Righetti e Matteo "Lendo" Lenotti ai cori.
Dieci i brani scelti per l'album, che comincia a salire di quota con la solarità di "Chica". "Lei Lei Lei" è uno di quei pezzi tirati e iterativi, che ti trovi a canticchiare pressoché subito, un po' come "Politica sessuale", che ha il passo e un riff stile Zucchero, mentre "Dopo il diluvio" è una ballata avvolgente e ben costruita. Anche "Ergonomica", che chiude "La musa elettrica", è un pezzo che rimane nella mente. La poetica di Ruben, che speriamo di poter riascoltare presto dal vivo, segue tracciati già sperimentati, e forse sta qui un po' il suo limite, nel senso che un pizzico di personalità in più non guasterebbe.
L'ambito, appunto, è quello di un rock d'autore che mette insieme le lezioni di Massimo Bubola e Vasco Rossi, ma anche di Zucchero e degli Stones. Nessuna sconvolgente novità, dunque, ma sicuramente una raccolta che si fa ascoltare con gradevolezza, e con qualche canzone potenzialmente radiofonica.
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( Beppe Montresor - L' Arena, 6 settembre 2004 )
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